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Intervista a Denise Smith Brunetti B.C.A.B.A. (da Ippocrates)
        
A.B.A., FIGURE PROFESSIONALI E "GUARIGIONE": LA PAROLA A DENISE SMITH BRUNETTI.

L'esperta BCABA invita i genitori che si accingono ad iniziare un percorso di riabilitazione comportamentale per i loro figli a selezionare in modo attento i consulenti. Li esorta a non attaccarsi a definizioni tecniche e a chiedere sempre un curriculum[. Non usa mezzi termini  nei confronti di chi utilizza in modo improprio la parola guarigione: "Ci vuole la censura".
“Occorre competenza vera, un curriculum di rispetto. Non basta un nome ben pubblicizzato per fare un consulente Aba”.    
E’ il messaggio che Denise Smith Brunetti, analista comportamentale BCABA (Board Certified Associate Behavior Analyst ), vuole rivolgere ai genitori di bambini affetti da autismo, che vogliono avviare i loro figli ad un percorso riabilitativo.
Genitori che hanno scelto l’Aba e si ritrovano a selezionare la figura professionale cui affidare la crescita comportamentale del proprio bambino.

 
Denise Smith Brunetti è la fondatrice di 'Aba Autismo', una società  che è nata all'inizio dell'anno, con l'obiettivo di offrire servizi Aba più vicini possibili al modello Ucla, conosciuto come 'Lovaas'. Attualmente, il gruppo di lavoro che si occupa di fornire supervisioni intensive e specificamente qualificate, segue circa dodici bambini.

COSA SI INTENDE PER ABA?
Per Aba si intende Analisi applicata del comportamento. L’Aba in sé può essere utilizzata per risolvere problemi alimentari, per modificare un comportamento disadattivo, per rieducare alla guida un automobilista rimasto vittima di un incidente che gli ha procurato uno choc.Per tanto altro ancora. Nella forma applicata significa utilizzare praticamente i principi e le tecniche dell’analisi del comportamento , che nel caso dell’autismo possono servire,  ad esempio, ad estinguere un comportamento-problema come l'autolesionismo, a modificarne un altro ed ad apprendere nuove abilità e competenze.
Con l'Aba, un bambino autistico può imparare a comunicare, a diventare autonomo, a compiere azioni quotidiane di ogni tipo.

COSA SIGNIFICA ANALISTA DEL COMPORTAMENTO E DI COSA SI OCCUPA?
Si tratta di una figura professionale recentemente emersa, specialmente in Italia. E’ una professione non ben definita dal punto di vista legale. L’assenza di una laurea specifica in analisi del comportamento non compromette la validità professionale e  la competenza di chi la esercita.
Da oltre 30 anni, vengono condotti studi che dimostrano l’efficacia del metodo comportamentale. In particolare, Ivar  Lovaas, psicologo e docente all'università di Los Angeles (Ucla)  realizzò una serie di ricerche che attestano la scientificità del trattamento Aba. Al momento, esiste una certificazione che può essere conseguita in America, ma che è difficile da ottenere se non si è di madrelingua inglese. Questo, dunque, limita l’offerta sul mercato della giusta figura dell’analista comportamentale a danno del gran numero di famiglie che vivono il dramma dell’autismo. Rimane dunque una risorsa: affidarsi a figure altrettanto professionali seppur  prive della certificazione americana.

COME SI EVINCE LA COMPETENZA PROFESSONALE IN QUESTE FIGURE?
L’esperienza supervisionata e documentabile è fondamentale. Una formazione accademica e pratica all’interno di un istituto specializzato, con percorsi ben definiti, rappresenta il miglior biglietto da visita.Invito i genitori a non esitare a chiedere un curriculum vitae e referenze direttamente all'istituto in cui si è formato il professionista che intendono incaricare per la riabilitazione del proprio bambino.Oggi, purtroppo, ci sono genitori che si fanno facilmente entusiasmare da nomi ben pubblicizzati, trascurando la 'sostanza'.

COSA SI INTENDE PER INTERVENTO INTENSIVO PRECOCE E CHE ETA' HANNO I BAMBINI DA LEI SEGUITI CON L'ABA?
Le ricerche condotte dal professor Lovaas dimostrano che la  presa in carico di un bimbo affetto da autismo con inizio del trattamento prima dei 3 anni offre una maggiore garanzia di successo. Ma è necessario che l’intervento sia anche intensivo, vale a dire con un minimo di 32-40 ore di terapia settimanali. E’ chiaro che la qualità è determinante. Ciò non vuol dire che per chi inizia in età maggiore non si possa fare nulla. Io seguo bambini abbastanza piccoli ed anche bambini che sono cresciuti con me, ma chi ha ragazzi quasi adolescenti non deve affatto scoraggiarsi perchè all'estero, ad esempio, ci sono gruppi specializzati, che lavorano con soggetti quasi adulti con successo. Certo, in Italia la situazione è diversa, ma le strategie comportamentali possono essere utilizzate con persone di ogni età.
 
PUO' LA SEVERITA' DI DIAGNOSI INIZIALE PENALIZZARE IL PERCORSO RIABILITATIVO?
Assolutamente no! In termini pratici ciò che conta è la capacità di apprendimento, che rimane individuale. Partono avvantaggiati i bambini che pronunciano almeno 5 parole entro i 36 mesi e che dimostrano un certo tipo di approccio all’imitazione. Ma quello che vale davvero è la capacità di produrre risultati entro il primo anno del trattamento.

CHE TIPO DI MODELLO LEI APPLICA CON I BAMBINI AFFETTI DA AUTISMO?
Sono più vicina al modello Lovaas e vorrei ricordare che la maggior parte degli studi condotti sull’Aba sono stai eseguiti da gruppi di replicazione Lovaas. Poi esistono modelli più o meno “personalizzati”. Quello che vorrei dire ai tanti genitori è di non attaccarsi a definizioni tecniche che privilegiano l’uno o l’altro modello, dato il numero ridotto di veri esperti della materia.

COSA SI INTENDE PER SUPERVISIONE DIRETTA ED INDIRETTA? QUALE E' DA PREFERIRSI?  
C’è una supervisione diretta quando il consulente è presente almeno due giorni ogni tre mesi. E’ indiretta quando il consulente vede una volta sola il bambino e affida la supervisione ad una figura intermedia che riferirà i progressi, i problemi e gli sviluppi che possono presentarsi durante il trattamento.E' chiaro che c'è una differenza notevole che ogni consulente dovrebbe evidenziare per chiarire le conseguenze dei due tipi di  supervisione che portano a risultati diversi. Io credo che ogni consulente dovrebbe, quando può, valutare con i propri occhi la situazione, sulla quale poi prendere delle decisioni importanti.Non so fino a che punto possa risultare attendibile quanto si apprende a distanza.

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